Approfondimenti

Geopolitica verde: il ruolo strategico dell’economia circolare e della transizione energetica

Per decenni, l’energia ha sempre giocato un ruolo fondamentale nell’assetto geopolitico globale. Ascesa di potenze mondiali, grandi alleanze e talvolta scoppio di guerre hanno trovato giustificazione nel controllo di preziose risorse energetiche come petrolio e gas naturale.
Se quindi per più di mezzo secolo petrolio e gas naturale hanno avuto un ruolo di primaria importanza nella geopolitica globale, i cambiamenti in atto guidati da politiche di transizione energetica – come sviluppo dell’economia circolare, processi di decarbonizzazione e utilizzo di fonti rinnovabili – potranno avere notevoli ripercussioni nell’attuale assetto geopolitico.
La geopolitica verde e il ruolo strategico dell’economia circolare sono state le protagoniste della terza lectio magistralis organizzata da Skilla. Cosa si intende per “Geopolitica Verde”? Che legami ha questa con il ruolo dell’economia circolare? E perché assumerà un ruolo sempre più strategico all’interno dello scacchiere geopolitico mondiale?
A tutte queste domande si è tentato di rispondere nel corso dell’evento online tenutosi il 17 marzo 2021, nell’ambito della formazione open sui MegaTrend. Il terzo di dieci eventi online dedicati alla comprensione dei grandi scenari economici, geopolitici, ambientali, demografici, urbanistici, sociali, con grandi testimoni nazionali ed internazionali.

Silvia Camisasca, fisica e giornalista, Luca Dal Fabbro, vicepresidente del Circular Economy Network e co-fondatore dell’Organizzazione per il Clima e l’Economia Circolare (OCCE) a Bruxelles, Francesco Vetrò, Presidente di GSE S.p.A., hanno introdotto il tema e ribadito la centralità dell’economia circolare nella società attuale.
Dopo la breve introduzione, la parola è passata a Luca Dal Fabbro, Professore al Master in Business Administration alla LUISS a Roma. In maniera molto chiara ha subito delineato i punti che sarebbero poi stati trattati nel corso della discussione.
Istituzioni internazionali e nazionali, aziende, mondo della formazione, singoli cittadini, sono chiamati ad una grande sfida, dalla quale dipenderà il nostro futuro. I temi della sostenibilità saranno sempre più centrali per la società, per le aziende.

Geopolitica: una transizione già in atto

La transizione verso un modello di sviluppo economico che ha come obiettivo non solo il profitto e il ritorno finanziario dell’investimento, ma anche tutela e salvaguardia dell’ambiente è una imprescindibile esigenza riconosciuta da tutti, fondamentale per scongiurare un futuro che accresca disuguaglianze sociali e problematiche ambientali.
La gestione delle nuove risorse protagoniste di questa storica transazione energetica, guidata da una governance globale e un rapido sviluppo tecnologico, è tra gli aspetti geopolitici più importanti di questo secolo. L’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e l’Agenda 2020 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo sostenibile (entrambi sottoscritti nel 2015) costituiscono due importanti piani di azione per poter guidare la transizione energetica verso modelli di sviluppo economico e sociale sostenibili.

Una economia che ha la forma del cerchio

È proprio la figura del cerchio ad avere ispirato Ellen MacArthur quando ha deciso di fondare la Ellen MacArthur Foundation, il cui obiettivo è quello di accelerare la transizione verso un nuovo tipo di economia, appunto l’economia circolare.
Secondo la definizione della fondazione economia circolare «è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera». L’economia circolare è dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.
Il modello economico attuale ha la forma della linea: produci, consuma e getta. Sono estratte risorse dalla terra, realizzati i prodotti, usati e – come ultimo step del processo lineare – gettati. Questo modello nel lungo termine non è più sostenibile alla luce del crescente aumento della popolazione e del conseguente consumo di risorse che non possiamo considerare come illimitate.
Eccessivo consumo di terra e deforestazione, acidificazione degli oceani, surriscaldamento globale e conseguente scioglimento del permafrost rappresentano infatti solo alcuni delle principali conseguenze relative a un modello di sviluppo economico lineare che fa del consumo fine a se stesso l’aspetto caratterizzante.
Alla luce di questo contesto, un aspetto cruciale è quello delle sempre più sostenibile gestione delle risorse naturali, sempre più sfruttate a causa dell’aumento di domanda di materie prime e dell’aumento della popolazione mondiale.
Come evidenzia il Circularity Gap Report 2020, lo studio annuale sullo stato dell’arte lanciato nel 2018 al Forum di Davos, nel 2019 è stato sfondato il tetto dei 100 miliardi di tonnellate di materie prime consumate. Di queste solo l’8,6% di queste risorse faceva riferimento a materiale recuperato.

 

Il ruolo dell’economia circolare nel Green Deal europeo

Come sta agendo Europa in questo contesto?
Il principio dell’economia circolare ha assunto un ruolo centrale all’interno del piano d’azione europeo denominato Green Deal, presentato a fine 2019 dalla Commissione Europea. Oggi il modello economico europeo è ancora lineare: solo il 12% circa delle materie secondarie e delle risorse sono reintrodotte nell’economia.
Per tale ragione il nuovo programma per la crescita sostenibile in Europa prevede l’adozione di importanti misure lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti, mira a rendere l’economia più verde, rafforzarne la competitività e proteggendo al tempo stesso l’ambiente.
Concentrandosi su progettazione e produzioni funzionali all’economia circolare, il Green Deal europeo fissa una tabella di marcia ambiziosa per il conseguimento di un’economia circolare a impatto climatico zero, in cui la crescita economica è dissociata dall’uso delle risorse.
Sempre secondo la Commissione Europea l’applicazione di ambiziose misure di economia circolare in Europa può aumentare il PIL dell’UE di un ulteriore 0,5% di qui al 2030, creando circa 700.000 nuovi posti di lavoro. L’Europa ha quindi tutte le caratteristiche per accreditarsi come leader di riferimento nel mondo della rivoluzione verde.

Nuovi modelli di impresa

Il modello lineare di crescita e sviluppo dell’economia – produco, consumo e getto – si basa sull’accessibilità di ingenti quantità di risorse ed energia è quindi sempre meno sostenibile e adatto alla realtà in cui ci troviamo ad operare.
Le risorse non rinnovabili sono sempre più scarse e il loro approvvigionamento sempre più costoso, basti pensare ad esempio alle industrie della lavorazione carni oppure del settore tessile.
È quindi necessario considerare la transizione da un modello lineare ad un modello circolare che sappia considerare per tutte le fasi – dalla progettazione, alla produzione, al consumo – l’opportunità di limitare l’utilizzo di energia e materia in ingresso, minimizzare scarti e generare nuovo valore sociale e territoriale.
Si pone come centrale il ruolo delle imprese chiamate a trasformarsi in economie circolari loro stesse, ossia applicare alla produzione dei propri beni o servizi non più il principio dell’“usa e getta”, bensì quello di una produzione orientata e finalizzata al costante riutilizzo del bene.
Al tempo stesso la sostenibilità intesa come motore di sviluppo delle organizzazioni porterà alla creazione di nuovi e sempre più centrali ruoli all’interno dell’azienda, come ad esempio sustainability manager o circular economy manager. A queste figure saranno richieste competenze che vanno oltre le tradizionali hard skill: apertura mentale, adattabilità al cambiamento, lungimiranza e imprenditorialità.
La gestione aziendale richiede un profondo aggiornamento delle capacità e delle skill richieste al management per operare in un contesto, quello della economia circolare che richiederà sempre più profili professionali “ibridi”, in grado di integrare competenze diverse. La capacità di progettare percorsi formativi dedicati a coprire il fabbisogno di tali competenze, che si prevede in forte crescita nei prossimi anni, assumerà un ruolo di primaria importanza nell’ambito della gestione aziendale del futuro.

Se non hai avuto la possibilità di guardare l’evento completo qui di seguito puoi accedere all’abstract:

Scritto da: Team Skilla il 25 Marzo 2021

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