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Upskilling, che cosa significa?

Il mondo del lavoro sta cambiando

Il mondo del lavoro sta cambiando. Le nuove tecnologie e l’automazione delineano uno scenario in continua e profonda trasformazione. Ogni giorno, ci confrontiamo con uno scenario di “disruption”, che rende sempre più necessario restare al passo con il cambiamento: ovvero, fare upskilling e reskilling.
Ti sarà capitato di avere l’impressione che la tua azienda stia cambiando troppo velocemente. Restare al passo con le innovazioni ti richiede sempre più fatica? O forse pensi che i tuoi colleghi più giovani siano più «smart» di te nell’utilizzo delle piattaforme e degli strumenti digitali?
Che piaccia o no, le competenze “invecchiano” e diventano obsolete rapidamente. Il cambiamento tecnologico costringe chiunque a utilizzare strumenti e metodi sempre diversi e, quindi, ad apprendere ogni giorno qualcosa di nuovo. Per questo dobbiamo imparare continuamente, accrescendo le competenze già possedute e acquisendone anche di nuove.

Upskilling, reskilling… ma che cosa significa?

Secondo il report Future of Jobs, il 50% dei lavoratori è chiamato a fare reskilling e upskilling, riqualificando e aggiornando le proprie competenze per far fronte alle nuove richieste.
L’espressione inglese “upskilling” indica proprio il processo di adeguamento e arricchimento delle proprie skill, delle proprie competenze – soprattutto digitali – fatto per venire incontro alle trasformazioni che i diversi ruoli professionali stanno avendo con l’avvento della tecnologia. Fare upskilling significa letteralmente fare un upgrade delle proprie competenze.
Reskilling, invece, significa riqualificare le proprie competenze, puntando proprio a quei “lavori del futuro” in grado di assicurare buone opportunità di crescita personale, economica e professionale.
Per riuscire a rimanere competitivi in un mondo che cambia a ritmi sempre più veloci, investire nelle strategie di upskilling e reskilling è fondamentale.

Perché è importante fare upskilling e reskilling

Il rischio è che, se non gestito bene, questo scenario in continuo cambiamento può creare nuovi esclusi e analfabeti digitali.
È inevitabile: se il potere si concentra nelle mani di chi detiene il “controllo delle macchine”, chi non è in grado di restare al passo con il rapido innovarsi delle tecnologie resta indietro. Per gli individui rappresenta una sfida cognitiva importante, mentre le piccole imprese si trovano ad affrontare una competizione insostenibile. Inoltre, alcune professioni diventano obsolete, mettendo a rischio l’occupabilità, se non debitamente sostenuta con iniziative di upskilling e reskilling.
La transizione digitale, lo sviluppo di tecnologie come i Big Data e l’Intelligenza Artificiale, la diffusione dello smartworking, l’avvento della cosiddetta «quarta rivoluzione industriale», impongono ai lavoratori di rivedere e rinnovare le proprie competenze, con particolare attenzione a quelle digitali.
Uno dei rischi principali del nuovo scenario lavorativo è proprio il divario tra le competenze possedute dai lavoratori e le competenze – soprattutto digitali – richieste dalle aziende e necessarie per il futuro. Questo squilibrio viene chiamato digital skill gap, e causa la forte necessità di upskilling e reskilling.

Per ridurre il digital skill gap che permea tutti i settori di business, tutte le persone devono trovarsi nella condizione di esprimere pienamente il proprio potenziale e le proprie attitudini. In particolare, si deve diffondere una cultura sensibile ai cambiamenti dell’era digitale, aperta alle innovazioni e in grado di navigare in questo scenario.
I dati dimostrano che gli imprenditori intendono offrire riqualificazione e miglioramento delle competenze a più del 70% delle persone entro il 2025. E ben due terzi di loro prevede di ottenere, entro la fine dell’anno, un ritorno sull’investimento dal miglioramento delle competenze dei dipendenti e dal loro reskilling.
Quello che stiamo vivendo è un periodo di grande recessione economica, ma anche un periodo in cui più che mai emerge il valore dell’investimento nel potenziale umano.

Quali sono i nuovi lavori e le nuove competenze?

Cosa accadrà nel mondo del lavoro entro il 2025? Ben 85 milioni di posti andranno perduti e saranno sostituiti dalle macchine, allo stesso tempo però emergeranno 97 milioni di nuove opportunità per il personale umano.
Quali sono le professioni del futuro? Secondo una ricerca condotta da LinkedIn nel 2020, le professioni che negli USA hanno avuto un tasso di crescita più alto negli ultimi cinque anni, in termini di richiesta da parte delle aziende, sono:

  • lo specialista in Intelligenza Artificiale (+74%);
  • l’ingegnere robotico (+40%);
  • il data scientist e il data engineer (+37% e +33%);
  • l’esperto di Cybersecurity (+30%);
  • lo specialista nel customer success (+34%).

Come vedi, si tratta di professioni “nuove” che non esistevano fino a pochi anni fa. Ma il processo di disruption che sta avvenendo nel mondo del lavoro coinvolge anche le “vecchie” professioni, che cambiano e richiedono l’acquisizione di nuove conoscenze e competenze, senza le quali si corre il rischio di uscire fuori dal mercato del lavoro. La progressiva digitalizzazione delle aziende costringerà anche i ruoli tradizionali a sviluppare competenze digitali.
La maggior parte delle professioni si modificherà. E di conseguenza le competenze dovranno essere riviste, aggiornate, implementate. Per farlo, non sarà sufficiente un unico aggiornamento, visto che le competenze richieste dalla maggior parte dei lavori cambiano e cambieranno in media ogni 2, 3, massimo 5 anni.
In un articolo pubblicato su Sviluppo & Organizzazione, sono stati presentati i risultati di una ricerca condotta da Quadrifor sul ruolo dei middle manager nelle aziende del terziario. A queste figure nei prossimi anni verrà richiesto di sviluppare competenze per:

  • l’open innovation;
  • la digital transformation;
  • il change management;
  • il people management.

In generale, in Italia l’86% delle imprese ha come priorità quella di assumere lavoratori con competenze relative alle nuove tecnologie. Unioncamere stima che nel periodo 2020-2024 le imprese avranno bisogno di 1,5 milioni di occupati con competenze digitali di livello intermedio e di 632.000 professionisti con e-skill mix.
Da tutto questo emerge la necessità di favorire un processo di upskilling di tutte le risorse umane delle imprese, non solo di quelle operanti nei settori tecnologici. Il processo di obsolescenza delle competenze, che prima era proprio di settori ad alto capitale di conoscenza (come ricerca, medicina, informatica, ecc.), adesso si manifesta in tutti i lavori.
Nelle attività di upskilling e reskilling, l’attenzione dovrà essere rivolta a tutte: se da un lato è in crescita la richiesta di conoscenze tecnico-scientifiche sempre più specializzate, dall’altro aumenta anche il fabbisogno di soft skill e attitudini necessarie ad affrontare lo scenario del cambiamento.
Le competenze richieste, infatti, non saranno solo digitali. Vi sono alcuni compiti che le macchine – per quanto intelligenti – non potranno fare. Aumenterà quindi la richiesta di soft skill come la creatività, la comunicazione, la collaborazione, ovvero di quelle competenze che non possono essere replicate digitalmente.
Ci stiamo avvicinando a grandi passi ad un futuro dominato dall’interazione uomo-macchina: per questo, sarà sempre più importante valorizzare il potenziale umano. Ma allora come fare?

Come migliorare e riqualificare le proprie competenze

Per fare upskilling e reskilling, le opportunità di apprendere in modo formale – nelle scuole, nei corsi di formazione o sui testi predisposti – sono sempre di più.
In particolare, i percorsi digitali di formazione sono in aumento: anche per impatto della pandemia, il numero di persone che si rivolgono alla formazione online si è quadruplicato nell’ultimo anno, mentre l’offerta online di formazione nelle aziende è aumentata di 5 volte.
Ma fare upskilling e reskilling implica anche imparare in modo informale, nel lavoro, in famiglia e nel tempo libero. Per combattere l’obsolescenza delle competenze è necessario “imparare per tutta la vita” attraverso la formazione, l’auto-apprendimento, il training on the job e, in generale, attraverso la condivisione di conoscenze ed esperienze.
Che tu sia un artigiano, un commerciante, un professionista, un operaio, un tecnico, un manager o un ricercatore, l’apprendimento continuo è – e sarà sempre di più – la parte più importante del tuo lavoro.
Non ti preoccupare, tutti possono imparare! Ricorda: sono solo le nostre conoscenze che invecchiano. Proprio per questo è necessario apprendere sempre cose nuove, trasformando la formazione in un processo di long-life learning!
Per farlo, bisogna essere aperti al cambiamento, pronti a convivere con le nuove modalità di lavoro e disposti ad acquisire nuove competenze. Solo così si potranno cogliere davvero tutte le opportunità che il lavoro del futuro può offrire.

Scritto da: Elena Starnoni il 7 Aprile 2021

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