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28.05.2018

Tecnologie digitali e didattiche attive per l’inclusione

Tecnologie digitali e didattiche attive per l’inclusione
La peer instruction è una tecnica di insegnamento interattiva resa popolare da E. Mazur alla fine degli anni ‘90. L’approccio della peer instruction ribalta completamente le dinamiche all’interno dell’aula. Il “ribaltamento” della didattica avviene attraverso:
  • una ristrutturazione dell’organizzazione della lezione che viene incentrata su domande e non su una lezione esclusivamente frontale;
  • una ridefinizione del ruolo degli studenti in classe che interagiscono fra di loro e non più solo con il docente.
 

Pur non richiedendo di per sé l’uso di tecnologie digitali, la peer instruction è potenzialmente implementabile attraverso l’uso di device elettronici (smartphone, tablet, laptop computer) e apposite applicazioni online (es. Kahoot!, Quizziz, Mentimeter, skillaBoard, Socrative), che consentono di raccogliere e di monitorare, in tempo reale, le risposte degli studenti. 
 
Nel marzo 2016, presso l’Università di Bologna si è costituito un gruppo di ricerca interdisciplinare, composto da filosofi, antropologi, pedagogisti e semiologi, con l’obiettivo di promuovere la generazione di comunità di interesse e di pratiche sul tema delle didattiche attive.
Come (cercare di) rendere più attivo l’apprendimento dello/degli studenti all’Università?


Figura 1. Un esempio di script (sceneggiatura) implementata nei corsi
 
Riprendendo e adattando il metodo della peer instruction proposto da E. Mazur (1998) e alcuni modelli di questioning (TEAL 2013), sono stati ideati e sperimentati alcuni script (Figura 1) nei corsi di “Filosofia del Linguaggio”, di “Semiotica”, nei laboratori OFA e nel modulo didattico “The anthropological recorded interview. Methodological issues and ethnographic examples”.


 
Allo scopo di valutare l’impatto delle sperimentazioni è stato somministrato, al termine dei corsi, un questionario semi-strutturato al quale hanno risposto 359 studenti. Con riferimento all’uso didattico di “Kahoot!”, si riportano i principali punti di forza e i suggerimenti rilevati in fase di valutazione delle esperienze di peer instruction e di questioning.
 

Punti di forza e di debolezza

  • Il fatto che costringe a stare attenti e permette di mettere a confronto le diverse opinioni.
  • […] la costanza dell’impegno richiesto allo studente da questo metodo.
  • Il continuo e progressivo coinvolgimento nella materia e la frequente possibilità di discussione rendono possibile un apprendimento molto efficace.
  • L’aspetto interattivo perché mantiene viva l’attenzione e stimola a ragionare in prima persona anziché accettare come buono tutto quello che viene ascoltato.
  • Fare i quiz in gruppo ed essendoci una classifica crea un’atmosfera competitiva che spinge gli studenti mettersi in gioco con più entusiasmo.
 

Suggerimenti

  • Necessità di avere sempre un supporto digitale carico e funzionante.
  • […] è capitato che gli argomenti di fine lezione venissero spiegati in maniera approssimativa per mancanza di tempo.
  • A volte scoraggia chi non è in classifica; può far vergognare chi sbaglia.
  • Da molti veniva visto come un semplice gioco sostitutivo alla lezione e non come momento di apprendimento.
  • Cercare di far sì che le domande non siano mai ambigue.
Da un punto di vista didattico le esperienze condotte hanno prodotto diversi risvolti positivi sul lato dell’inclusione. In particolare, l’applicazione di queste tecniche di apprendimento attivo, mediate da tecnologie digitali, ha consentito al docente/formatore di:
  • attivare processi di partecipazione attiva da parte di tutti gli studenti (ovvero, tutti gli studenti hanno avuto l’opportunità di partecipare durante l’evento formativo)
  • attivare, in presenza, modalità didattiche interattive basate su un’interazione significativa con gli studenti (es. discussione tra pari e/o sessioni individuali e collettive di questioning).
  • monitorare, in tempo reale, i processi e le dinamiche di apprendimento che si sviluppano nella propria aula; 
  • lavorare su una dimensione fondamentale dell’insegnamento: il feedback; ovvero, “l’azione più efficace in ambito istruttivo, perché permette all’allievo di sapere se sta procedendo nella giusta direzione […]” (Vivanet 2013; Calvani 2014).
  • Ridirezionare l’azione formativa, durante e al termine della sessione d’insegnamento, verso il potenziamento o il recupero dell’apprendimento. 
 

Questioni aperte

  • In che misura le tecniche di peer instruction e di questioning possono essere implementate nei contesti aziendali?
  • Quali sono i “limiti” e le “pontenzialità” delle tecniche di peer instruction e di questioning quando implementate in contesti aziendali?
  • Quali sono le “competenze” richieste ai formatori per governare processi di didattica attiva, in presenza? 
 
 
 
Luca Ferrari
Università di Bologna
 
Gruppo di lavoro:
Costantino Marmo, Sebastiano Moruzzi, Cristiana Natali, Yahis Martari





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