Approfondimenti

Digital Competence Framework

Digital Literacy, Media Literacy, Information Literacy, New Media Literacies, 21st Century Skills sono solo alcune delle “etichette” che si stanno utilizzando ormai da qualche anno per cercare di definire le competenze digitali che i cittadini del nostro tempo dovrebbero possedere per poter imparare, lavorare e – perché no – giocare in una società in cui il digitale è ormai onnipresente e sta non solo cambiando il modo in cui facciamo le cose, ma anche inventando nuovi modi per farle: a scuola, all’università, al lavoro. Sempre più spesso cerchiamo di strutturare queste competenze all’interno di ciò che in inglese si definisce “Digital Competence Framework”, cioè un quadro concettuale di riferimento che cattura in un’immagine ciascuna delle capacità che dovrebbero comporre la competenza digitale. Il quadro di riferimento a livello Europeo si chiama DIGCOMP, e parte dal presupposto che la competenza digitale sia una delle otto competenze chiave per l’apprendimento permanente identificate nel 2006 dal Consiglio e dal Parlamento Europeo con la Raccomandazione “Le competenze chiave per l’apprendimento permanente“. In questo documento la competenza digitale è definita come “la capacità di saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico le tecnologie della società dell’informazione”. A livello di principio, il quadro DIGCOMP cerca di conciliare da un lato l’aumento della produttività e dell’efficienza possibile nell’impresa grazie alle ICT (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione) dall’altro il possibile impatto delle ICT sull’inclusione sociale e la cittadinanza attiva, rivolgendosi quindi anche al terzo settore. Le cinque aree di competenza digitale identificate da DIGCOMP, nella sua versione 2.0, sono:

  1. INFORMAZIONE: identificare, localizzare, recuperare, conservare, organizzare e analizzare le informazioni digitali, giudicare la loro importanza e lo scopo
  2. COMUNICAZIONE: comunicare in ambienti digitali, condividere risorse attraverso strumenti online, collegarsi con gli altri e collaborare utilizzando strumenti digitali, interagire e partecipare alle comunità e alle reti
  3. CREAZIONE DI CONTENUTI: creare e modificare nuovi contenuti (da elaborazione testi a immagini e video), integrare e rielaborare le conoscenze e i contenuti, produrre espressioni creative, contenuti media e programmare, conoscere e applicare i diritti di proprietà intellettuale e le licenze
  4. SICUREZZA: proteggere i propri dati, la propria identità digitale, conoscere le misure di sicurezza online, utilizzare in modo sicuro e sostenibile gli strumenti digitali
  5. PROBLEM-SOLVING: identificare i bisogni e le risorse digitali, utilizzare creativamente le tecnologie, risolvere problemi tecnici e concettuali attraverso i mezzi digitali, aggiornare la propria competenza (e quella altrui), prendere decisioni consapevoli sugli strumenti digitali più appropriati da utilizzare a seconda dello scopo e delle necessità.

Come si può vedere, diversamente dai primi tentativi di definire i quadri di competenze digitali, molte di queste competenze sono trasversali e non hanno a che fare con il semplice uso delle tecnologie ma con atteggiamenti responsabili e attivi nella soluzione di problemi (oramai sempre più spesso legati al digitale) che si possono presentare nel mondo del lavoro così come nella vita fuori dal posto di lavoro. Altri quadri di competenze digitali interessanti sono quelli proposti nel 2012 dal JISC, l’agenzia inglese per la promozione della tecnologia nell’educazione, e quello di Mozilla che parla espressamente di Web Literacy, ossia dell’alfabetizzazione al web. In entrambi i casi, così come nel DIGCOMP, l’aspetto sociale e collaborativo è molto presente a testimoniare il fatto che essere fluenti nelle ICT oggi, vuol dire essere capaci di collaborare in modo efficiente e produttivo in comunità (sempre più spesso) online attraverso dinamiche decentrate e aperte. Certamente questi quadri concettuali hanno il pregio di definire cosa significhi essere alfabetizzati nell’uso delle ICT oggi e, allo stesso tempo, spingono per un concetto di ICT che vada al di là del mero uso strumentale di computer e tablet. Allo stesso tempo, però, hanno il limite di essere eccessivamente “normativi”, soprattutto nel caso di competenze che sono difficili da misurare. Per fare un esempio, è estremamente difficile definire quali competenze debba avere un social media manager, in quanto, in questo caso – come in molti altri – sono le soft skill (reputazione, empatia, curiosità) che fanno la differenza tra un media manager di successo e gli altri. È quindi utile conoscere questi quadri di competenze ICT, in quanto danno una panoramica a 360 gradi di cosa voglia dire essere un cittadino o un lavoratore digitale ma, allo stesso tempo, è importante ricordare che si tratta di tentativi di definire e normalizzare non solo competenze quantificabili, ma anche attitudini e approcci verso la tecnologia che sono per definizione molto difficili – se non impossibili – da quantificare e comparare.

Fabio Nascimbeni http://linkedin.com/in/fabionascimbeni/ital

Scritto da: Fabio Nascimbeni

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