La rocambolesca storia di come ha riconosciuto i suoi bias cognitivi e ha deciso di cambiare
Chi è il signor De Bias
Da giovane, il signor De Bias era la classica persona che “entrava in una stanza e la stanza si organizzava da sola”.
Carisma, sicurezza, intuizioni fulminanti. Uno che sapeva decidere e spesso aveva ragione.
Oggi guida il reparto di ricerca e sviluppo in una grande azienda informatica. Un reparto che, però, negli ultimi anni ha perso ritmo: risultati altalenanti, motivazione bassa, turnover in crescita.
Lui non parla di crisi: “è un periodo” dice.
Il suo ufficio ordinato
Entro nel suo ufficio e noto subito una cosa: l’ordine. Non un ordine ossessivo. Un ordine da persona che non vuole sorprese.
Sulla scrivania: un’agenda, una penna, una cartellina e un portatile ancora chiuso. Alle pareti: grafici incorniciati. Tutti positivi. Tutti leggermente vintage.
Non ci sono post-it. Nessuna idea lasciata lì a decantare. Solo certezze, ben archiviate.
«I post-it sono ansia travestita da organizzazione», mi dice sorridendo.
Mi siedo. Lui si siede. Sembra sereno. Quasi felice di essere qui.
Di seguito, riporto il nostro colloquio.
1) Come prendi le tue decisioni
Giornalista: Signor De Bias, come prende decisioni importanti?
De Bias: In modo molto semplice: decido.
Giornalista: E prima di decidere?
De Bias: Valuto.
Giornalista: Quanto?
De Bias: Il giusto.
Giornalista: Che significa “il giusto”?
De Bias: Che non mi faccio paralizzare dall’analisi.
Giornalista: Quindi lei non ama le riflessioni lunghe.
De Bias: Le riflessioni lunghe sono un modo elegante per non scegliere.
Giornalista: Le alternative? Le ipotesi?
De Bias: Le alternative sono per chi non ha esperienza. Io ho già visto situazioni simili.
Giornalista: Glielo chiedo perché negli ultimi mesi il suo reparto ha preso decisioni molto rapide… e poi le ha corrette in corsa diverse volte.
De Bias: È adattamento. Il mercato oggi è liquido.
Giornalista: O forse è che decidere senza fermarsi mai… fa sembrare tutto “liquido”?
De Bias: No, no. È proprio il mercato.
Annotazione della giornalista: Assenza di Sistema 2 (decisioni impulsive e poco riflessive).
2) Che rapporto hai con i dati?
Giornalista: Che ruolo hanno i dati nel suo lavoro?
De Bias: Centrale. Io adoro i numeri.
Giornalista: Quando un report conferma ciò che pensava, come reagisce?
De Bias: Mi rassicura. È bello quando la realtà collabora.
Giornalista: E quando un report la contraddice?
De Bias: Allora bisogna essere prudenti.
Giornalista: Perché?
De Bias: Perché i dati vanno interpretati.
Giornalista: Interpretati da chi?
De Bias: Da chi conosce il contesto.
Giornalista: Quindi se un dato la contraddice… è un dato che “non conosce il contesto”.
De Bias: Non ho detto questo.
Giornalista: Non lo ha detto. Ma il suo reparto, negli ultimi mesi, ha smesso di portare in riunione alcuni indicatori critici.
De Bias: Semplicemente… non li facciamo diventare protagonisti.
Giornalista: Come dire: i dati ci sono, ma non devono farsi notare.
De Bias: Esatto. Non bisogna creare allarmismi.
Annotazione della giornalista: Bias di conferma (si cercano e si valorizzano solo le informazioni che confermano l’idea iniziale).
3) Come gestisci tempo, priorità e progetti?
Giornalista: Lei viene descritto come molto operativo. Come gestisce il tempo?
De Bias: Io sono efficiente.
Giornalista: Metodo?
De Bias: La disciplina.
Giornalista: Quindi pianifica?
De Bias: Io so cosa va fatto. E lo faccio.
Giornalista: E quando un progetto non sta più producendo valore?
De Bias: Si insiste.
Giornalista: Si insiste?
De Bias: Certo. Se hai investito tanto, non puoi mollare.
Giornalista: Anche se ormai è evidente che non funziona?
De Bias: È proprio lì che non devi mollare. Mollare sarebbe uno spreco.
Giornalista: E continuare non è uno spreco?
De Bias: No, è coerenza.
Giornalista: Le faccio questa domanda perché nel suo reparto ci sono iniziative aperte da mesi che assorbono risorse, ma che nessuno riesce più a spiegare bene a cosa servano.
De Bias: Appunto. Se ci abbiamo lavorato così tanto, vuol dire che servono.
Annotazione della giornalista: Fallacia dei costi sommersi (continuare un progetto solo perché ci si è già investito troppo).
4) Qual è il tuo rapporto con la creatività?
Giornalista: Lei si considera una persona creativa?
De Bias: Moltissimo.
Giornalista: In che modo?
De Bias: Io ho idee.
Giornalista: E il suo team?
De Bias: Anche.
Giornalista: Quando qualcuno porta un’idea nuova, come reagisce?
De Bias: Dipende.
Giornalista: Da cosa?
De Bias: Se è realistica.
Giornalista: E come capisce se è realistica?
De Bias: Se assomiglia a qualcosa che abbiamo già fatto.
Giornalista: Quindi se è davvero nuova…
De Bias: Allora è rischiosa.
Giornalista: E se è rischiosa?
De Bias: La mettiamo nel backlog.
Giornalista: Nel backlog?
De Bias: Sì. È un posto molto simile a un archivio.
Giornalista: Da quanto tempo è in archivio l’ultima idea innovativa?
De Bias: Non saprei. Ma è al sicuro.
Giornalista: Da cosa?
De Bias: Dal cambiamento.
Annotazione della giornalista: Bias dello status quo (preferire ciò che già esiste e rifiutare il cambiamento, anche quando sarebbe utile).
5) E il tuo team working come procede?
Giornalista: Che ruolo ha il team nelle sue decisioni?
De Bias: Centrale. Io ascolto tutti e tutte.
Giornalista: Le persone la contraddicono mai?
De Bias: Meno di prima.
Giornalista: E come lo interpreta?
De Bias: Fiducia.
Giornalista: Oppure evitano perché sanno già come va a finire?
De Bias: No. Io sono molto aperto.
Giornalista: Quando il reparto raggiunge un obiettivo, di chi è il merito?
De Bias: Del team. Ma anche della direzione che ho dato io.
Giornalista: E quando un obiettivo non viene raggiunto?
De Bias: Dipende. In genere ci sono fattori esterni: tempi, budget, priorità, mercato.
Giornalista: Quindi quando va bene è merito suo (anche). Quando va male è colpa del contesto.
De Bias: Non è così semplice.
Giornalista: In effetti. Però nel suo reparto, negli ultimi anni, lo scambio di opinioni sincere è diventato rarissimo. E quando arriva, arriva sempre con molta cautela.
De Bias: È perché sono persone educate.
Annotazione della giornalista: Self-serving bias (attribuire i successi a sé e i fallimenti a fattori esterni, indebolendo fiducia e cultura del feedback).
6) Cosa vorresti cambiare?
Giornalista: Ultima domanda, signor De Bias.
De Bias: Prego.
Giornalista: Se le dico che tra un minuto si sveglierà… cambierebbe qualcosa del suo comportamento?
De Bias: (pausa) Sì, almeno credo… ma come?
Il risveglio
Il signor De Bias si sveglia di colpo. È nel suo ufficio. Stessa scrivania. Stessi grafici. Stessa agenda. L’orologio segna le 8:30.
Nessun giornalista è presente. Lo ha sognato?
Per un attimo resta fermo. Non ha una sensazione di colpa. Ha una sensazione diversa: lucidità.
Accende il computer. C’è una mail non letta.
Oggetto: Nuovo corso disponibile a cura di Skilla – BIAS COGNITIVI: FRENA GLI AUTOMATISMI, SCEGLI CONSAPEVOLMENTE
Chiusura
Il signor De Bias ha iniziato il corso. Non perché si sia improvvisamente trasformato in un monaco zen. Ma perché, per la prima volta dopo tanto tempo, ha avuto un dubbio.
E spesso, la differenza tra un bias e una scelta consapevole è tutta lì, quando smetti di andare in automatico e ti domandi: sto prendendo le scelte giuste?
Con il corso Skilla “BIAS COGNITIVI: FRENA GLI AUTOMATISMI, SCEGLI CONSAPEVOLMENTE” scopri tutte le strategie che ti servono per prendere decisioni in modo consapevole, evitando bias e distorsioni sistematiche.
Un corso non solo per leader o manager, ma per tutte le persone che vogliono scegliere meglio!