menu English
Home Soluzioni Chi Siamo Chi ci ha scelto Metodo News Blog Skillario Contatti

BLOG

Notizie e aggiornamenti dal mondo Skilla

HOME / BLOG / GAMIFICATION, SERIOUS GAMES E GAME JAM

29.01.2016

GAMIFICATION, SERIOUS GAMES E GAME JAM

GAMIFICATION, SERIOUS GAMES E GAME JAM
Conversazioni - Marco Amicucci intervista Matteo Uggeri della Fondazione Politecnico di Milano (Area Digital Learning & Collaboration)
 

M. A.: Qual è la differenza tra il gioco con finalità educativa e il concetto di Gamification?
M. U.: Sono due cose molto diverse. Quando si parla di definizioni è veramente pericoloso delineare dei confini rigorosi. Si può dire che i giochi didattici o serious games sono dei prodotti digitali con una spiccata componente didattica. La Gamification è più una pratica, una modalità, che non necessariamente passa attraverso il digitale o necessita di un supporto informatico, quindi può essere utilizzata in contesti aziendali o in classe. Potremmo dire che un professore che organizza una piccola gara con un premio in palio, diverso dal voto in sé, è già un esempio di Gamification.
Adesso ci sono delle aziende che fanno del lavoro sulla Gamification il loro business principale, spesso però esso è legato a componenti digitali: queste aziende lavorano con altre nel campo della formazione o della motivazione del personale. L’esempio tra i più classici è quello dei commerciali - poniamo un’azienda farmaceutica - che devono imparare le tecniche per vendere e per convincere i clienti e i medici. Devono essere stimolati a farlo. È chiaro che l’incentivo classico e banale è quello economico, però ci possono essere simulazioni, anche ludiche, attraverso le quali si possono inventare e implementare dei giochi che favoriscono una sana competizione. Spesso queste pratiche hanno una ricaduta diretta sulla realtà, non sono semplicemente simulazioni; possono esserlo, ma in questo caso il confine con il serious games diventa labile.
 
 
M. A.: So che sei un esperto di format Game Jam, un evento dedicato al gioco, puoi introdurci in questo mondo? Aiutaci a chiarire di cosa stiamo parlando e come i giochi possono essere utilizzati per finalità non esclusivamente ludiche.
M. U.: Questo formato, la Game Jam, è qualcosa di molto interessante e stimolante, diciamo anche curioso. Innanzitutto si tratta di un formato particolare. Nasce in sostanza da un altro tipo di pratica che forse è più conosciuta, quella della Hackathon, ossia dei momenti, all’interno dei quali, dei programmatori e degli sviluppatori di software si ritrovano e cercano di sviluppare un programma nell’arco di un tempo limitato, normalmente un weekend. La Game Jam è un insieme di questo.
 
 
M. A.: Dunque si tratta di eventi organizzati in luoghi fisici in cui i partecipanti si incontrano e si conoscono per la prima volta per realizzare dei giochi. Qual è la tipologia più diffusa? Quali sono le finalità principali? Sono generalmente riferite al mondo dell’educazione scolastica?
M. U.: Non necessariamente. Possono essere molto generali o anche molto specifiche. Per fare un esempio nel nostro progetto che dura tre anni e che è iniziato l’anno scorso ci sono tre temi, uno per ogni anno. Abbiamo iniziato con l’ICT, quindi l’innovazione tecnologica, focalizzandoci sulla comunicazione nelle nuove tecnologie.Quest’anno l’argomento era più ampio e riguardava gli stili di vita salutari. Noi, avendo organizzato l’evento a Milano, ed essendo l’anno dell’Expo, ci siamo concentrati sul tema del cibo. Di conseguenza i ragazzi hanno sviluppato dei giochi che avessero come messaggio, più o meno esplicito, quello di consumare il cibo in maniera più sana. Abbiamo preparato dei contratti per i partecipanti che sollevassero chiunque da un uso commerciale del prodotto, perché il nostro progetto ha fini essenzialmente educativi ed è finanziato dall’Unione Europea. Questo è un tema molto generico. Al contrario, in alcuni contesti come quello aziendale, a volte, la Game Jam viene organizzata in base alle finalità specifiche di un committente. Ci sono aziende che vogliono sviluppare dei giochi per la formazione interna e utilizzano il formato delle Game Jam perché, in questo modo, hanno delle idee di prototipi funzionanti in un arco di tempo molto limitato; da quelli possono successivamente partire per sviluppare qualcosa di più interessante.
 

M. A.: Chi partecipa ad una Game Jam? Ci sono anche partecipanti atipici o sono sempre esperti di videogiochi?
M. U.: La figura dello sviluppatore di giochi è molto vasta. Per fare un gioco ci vogliono molte personalità. All’evento di Milano c’è stato l’intervento molto interessante da parte di Giuseppe Franchi di Event Horizon che ha spiegato qual è la figura del game designer, cioè il progettista di giochi. Chi è? Cosa fa? È diverso dall’implementatore che ha comunque un ruolo molto importante. Inoltre, negli ultimi anni, abbiamo registrato la partecipazione crescente di un pubblico femminile sia a livello di utilizzo che di sviluppo dei giochi.
 
 
 
 
 
Staff skilla




Torna a tutti gli articoli

CERCA NEL BLOG




Kit del formatore digitale

Scarica la mappa con oltre 90 strumenti digitali per innovare la formazione

Ho preso visizione dell'informativa privacy e autorizzo.



TOPICS


Soft skills Performance Management Formazione rete vendita Ambienti e-learning Formazione obbligatoria Intranet Comunicazione interna Reverse Mentoring per le competenze digitali E-learning tecnico Academy aziendali Welcome kit

TOPICS DAI NOSTRI SERVIZI


Formazione multimediale
B
BOOKSHELF
LPL
LEARNING PLAN
PE
PIATTAFORME E-LEARNING
G
GAMIFICATION
PF
PILLOLE FORMATIVE®
PW
PROJECT WORK
S
STORYTELLING
ML
MOBILE LEARNING
LP
LEARNING PATH

Academy Aziendale
A
ARCHITETTURE
AI
AULE INNOVATIVE
DMD
DESIGN MATERIALI DIDATTICI
FF
FORMAZIONE FORMATORI
HD
HDEMIA

Comunicazione interna / intranet
CCI
CAMPAGNE COMUNICAZIONE E INGAGGIO
150
CENTO50
CD
COMPETENZE DIGITALI
CI
CONTENUTI INTRANET
DI
DESIGN INTRANET
E
EVENTI FORMATIVI


ULTIMI ARTICOLI



Feed rss

VUOI MAGGIORI INFO?

CHIAMACI 0733 886401
OPPURE MANDACI UNA EMAIL

Ho preso visione dell’Informativa privacy e autorizzo

il trattamento dei dati per le Finalità di Marketing (Paragrafo C dell’Informativa privacy).

  la comunicazione a terzi dei dati volta al perseguimento delle Finalità di Marketing (Paragrafo C.1 dell’Informativa privacy).