Approfondimenti

MOOC – Potenzialità e prospettive per i sistemi formativi italiani

Il mondo della formazione si è evoluto notevolmente nell’ultimo decennio, ed in maniera profondamente differente rispetto ai metodi formativi tradizionali che noi tutti conoscevamo. Se le modalità di apprendimento a distanza al giorno d’oggi sono state facilitate, probabilmente lo si deve anche alle trasformazioni che nel tempo ne hanno posto le basi. Questa tematica, ed in particolar modo l’approfondimento sul sistema formativo dei MOOC, i massive open online courses, sono stati oggetto di analisi e confronto nel sesto evento del filone dei Megatrend dedicato al Learning, introdotto da Marco Amicucci, CFO Skilla, Pier Giuseppe Rossi, Past President Sirem, e Pierangelo Soldavini vicecapo redattore Nova24. La parola è passata poi al Relatore ovvero al Rettore dell’Università di Foggia Pierpaolo Limone, che ha delineato e raccontato in maniera chiara ed approfondita il percorso di nascita e sviluppo del fenomeno dei MOOC fino ad oggi.

Nascita e storia dei MOOC

Alle origini di tutto troviamo una riflessione filosofica davvero molto importante, quella della “open knowledge” o “open education” nata e sviluppatasi dai college americani che, con il passare del tempo cominciarono ad attuare percorsi e strategie, per rendere accessibili i materiali dei loro corsi ad un maggior numero di persone, distribuendo in maniera gratuita i contenuti interni. Le primissime iniziative che possiamo considerare in ambito MOOC furono Fhatom ed AllLearn, portali online che già da allora presentavano caratteristiche molto simili alle attuali Coursera o edX. Il termine MOOC vero e proprio fu coniato nel 2008 da Dave Cormier, responsabile della comunicazione e delle innovazioni web presso la University of Prince Edward Island, e dal ricercatore Bryan Alexander del National Institute for Technology in Liberal Education, in risposta ad un corso online, progettato e condotto da George Siemens ed aperto a tutti. Questo corso si chiamava “Connectivism and Connective Knowledge” e presentava 25 studenti registrati regolarmente tramite rette universitarie, accompagnati ad altri 2.300 studenti frequentanti il corso online. Tutto ciò diede il via ad un grande dibattito nella cerchia degli studiosi e professionisti della formazione a distanza, che cominciarono a parlare delle potenzialità, della struttura delle open education resources, e della nuova pedagogia per la didattica a distanza. Intanto le grandi università americane diventarono i primi veri grandi provider di MOOC: nel 2011 Sebastian Thrun and Peter Norvig, professori di Stanford, decisero di rendere accessibili i loro corsi online a chiunque volesse seguirli, e da lì a poco, nel 2012 l’interesse pubblico che ne scaturì di conseguenza, fu la realizzazione di una oramai imminente rivoluzione a tutti gli effetti.

Al giorno d’oggi

In pochissimo tempo rispetto agli standard passati, questa tipologia di corsi si diffuse in maniera straordinaria e globale, un esempio che in pochi anni venne seguito da centinaia di istituzioni nel mondo, portando con sé grande impatto economico e trasformazioni significative nel mercato dell’educazione. Dal 2015 cominciarono a proliferare le esperienze nazionali, e nacquero piattaforme MOOC anche in Italia servendosi della collaborazione di docenti italiani, come testimonia appunto l’esperienza di EduOpen. Normalmente in ogni paese vi è istituito un portale che rappresenta l’identità, e non solo, anche la strategia di formazione adottata; tuttavia in Italia sono presenti più portali, e ne emergono sempre di nuovi, a causa di una ancora carente politica nazionale a sostegno di questa tipologia di formazione. Nonostante ciò, vengono tuttavia portate avanti strategie comuni per generare il riconoscimento di queste micro-credentials nel sistema comune dell’istruzione europea. Approfondendo qualche dato possiamo sancire come ad oggi circa 200 milioni di persone risultano registrate in portali online, (numero comunque sottostimato, in quanto risulta difficile intercettare dati precisi riguardanti la Cina) cifra importantissima se paragonata agli iscritti alle università, che risulta essere pressappoco la stessa. Sempre parlando di numeri più di 1000 università sono coinvolte, 17.000 sono i corsi attivi, 1.200 le micro-credentials, e 67 le lauree offerte attraverso i portali.

Sono considerabili un metodo formativo efficiente?

È un metodo formativo differente, che permette di sviluppare nuove competenze, nuove skills che potrebbero forse risultare difficili da acquisire nel metodo tradizionale in aula. Si può inoltre pensare anche di mescolare le due tipologie generando una formazione blended, ottenendo così una pedagogia ancora più completa.

I MOOC si suddividono inoltre in:

  • cMOOCs ovvero connective Massive Open Online Courses sono corsi con apprendimento attivo dove lo studente scrive, presenta, lavora in gruppo.
  • xMOOCS ovvero extended Massive Open Online Courses sono basati su contenuti forniti da università e altre istituzioni educative che forniscono prodotti di matrice istruzionista, e materiali di autoapprendimento.

In cosa differenziano?

Sono solitamente corsi offerti in modalità aperta e gratuita messi a disposizione di chiunque voglia accedervi, di qualunque età e parte del mondo, richiedono poca interazione, possono eventualmente presentare feature premium a pagamento, ma sono fruibili senza alcun tipo di prerequisito necessario, ed infine sono caratterizzati da una pluralità di corsi di piccolissime dimensioni ed unità brevi, che generano poi micro-credentials, cumulabili tra loro. Questo metodo apporta una nuova dimensione spazio temporale alla formazione. La natura di questi corsi è naturalmente fluida: se da un lato vengono interpretati da studiosi ed idealisti come una possibilità concreta da istituzionalizzare, dall’altro va tuttavia considerata la logica legata alle finalità ultime di marketing di grandi corporazioni ed università, che ne ottengono in cambio reputazione, visibilità e permeazione nei mercati. Superata la cosiddetta prassi del modello formativo tradizionale, e l’idea di formazione svolta esclusivamente in aula, ci troviamo difronte ad un modello coerente alla rivoluzione digitale che proprio a partire dagli anni 2000 vede l’utente come protagonista autonomo, in questo caso, della formazione a distanza: egli può personalizzare e costruire i contenuti a suo piacimento o in base alle sue necessità, e così facendo sommare credenziali fino a comporre dei veri e propri titoli di studi.

Se ti sei perso l’evento puoi guardarne un abstract nel seguente video

Scritto da: Marilena Savino il 18 Marzo 2021

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