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16.07.2018

exploring eLearning: diario di viaggio di un HR specialist Day 2

exploring eLearning: diario di viaggio di un HR specialist Day 2
Il secondo giorno è già arrivato e con esso, stasera la conclusione di exploring eLearning. È una sensazione contraddittoria quella che si prova: da un lato il desiderio di riprendere i lavori interrotti ieri sera e dall’altra il dispiacere per dover terminare già questa esperienza. Un vero peccato che stia volando via tutto così in fretta, ma è anche il prezzo che si paga quando si entra nel presente di ciò che si vive e la percezione del tempo svanisce. Lo chiamano flow, lo stato di grazia in cui, in equilibrio tra competenza e sfida, si crea una completa immersione nel compito e qui ho la concreta sensazione di essere immersa nel flusso dell’esperienza dove anche la distrazione è un elemento coerente.
Probabilmente è proprio lì che si annida il nucleo bollente della didattica, cui fa riferimento skilla, dove la smaterializzazione degli spazi e la relativizzazione del tempo impongono metodologie e processi che siano in grado di favorire la costituzione di un setting interno ed esterno in grado di accompagnare e sollecitare l’apprendimento.
Catturata da questo pensiero passo nuovamente accanto al maestoso Toti, il sommergibile così decontestualizzato del suo elemento naturale e che osservato da un altro punto di vista, ha assunto le sembianze di un dirigibile, uno Zeppelin pronto a levarsi in alto non appena verranno staccate le corde e le zavorre che lo tengono ancorato al terreno… E mi preparo quindi a salire nuovamente a bordo.
 
Per me, che ho scelto un percorso che ha privilegiato la varietà, si tratta di riannodare il filo del mio programma che si è interrotto ieri sera con l’incontro molto partecipato con Marco Bentivogli che ci ha per parlato di “Diritto Soggettivo alla Formazione del Contratto dei Metalmeccanici”.
Attraverso l’ampio corridoio, che divide in due metà gli spazi delle Cavallerizze, mi viene incontro la luce degli ambienti, la loro ariosità e sembra di essere entrati in un campus americano: ci si incontra, ci si scambiano informazioni e ci si dirige verso l’aula dove si terrà la nostra lezione.
Lo staff si aggira premuroso ed indaffarato e Franco Amicucci trova il tempo per porgere un saluto a ciascuno nonostante il numero delle persone stia crescendo ancor più rapidamente di ieri.
Cerco di approfittare dell’ora mattutina per sperimentare la realtà aumentata ma, con mia sorpresa, trovo già un capannello di persone che stanno attendendo il loro turno: sarà così per tutta la giornata e capiterà di passare da quelle parti e scorgere persone dotate di caschetto impegnate ad "armeggiare nel vuoto”. 
Nello spazio accanto però posso farmi creare la mia mascotte. Bastano poche informazioni sulla mia attività, una rapida occhiata e in men che non si dica mi ritrovo ritratta sullo schermo del computer: nei prossimi giorni mi verrà inviata via mail.
 

 
Affianco uno stand con un libro che attira la mia attenzione: HUMAN-CENTERED WORK. Più si parla di tecnologia e più si parla di uomini e non posso non valutare questo apparente ossimoro concettuale su cui si dipana anche la matassa del percorso che skilla ha ideato. L’uomo riemerge proprio da questo substrato impalpabile e potente che è la tecnologia digitale. L’uomo diventa il motore pensante dei processi che si avvalgono e sono potenziati dalla tecnologia che, privata dell’uomo sarebbe oltreché impotente, inutile.
Sfoglio il libro rapidamente e scopro che posso aver in omaggio uno dei capitoli. Non perdo l’occasione, e il pomeriggio mi riserverà una sorpresa che supererà tutte le mie aspettative: l’autore, Edoardo Turelli, mi verrà a cercare per farmene dono e da lì partirà una straordinaria chiacchierata, degna di due vecchi amici che si incontrano dopo anni…
 
Iniziano i posterLab ed ognuno entra nella propria area accolto delle ragazze dello staff che controllano l’iscrizione. Come l’anno scorso sono stupita della sincronia degli eventi, del coordinamento che permette di passare rapidamente dal posterLab ai laboratori, che si tengono in parallelo nella stessa sala. Nulla è lasciato al caso e compaiono, inaspettate, le pareti divisorie.
 
La Digital Transformation richiede l’acquisizione del mindset digitale, ci spiega il relatore del posterLab che ho scelto: la capacità di esplorare, di crescere, di cambiare, di imparare con un approccio collaborativo e la capacità di sfruttare le diversità nell’affrontare i problemi fanno parte di questo mindset che si definisce digitale. Non posso non pensare che anche in questo caso stiamo parlando del mindset di un uomo intelligentemente in rapporto con il contesto in cui opera, a cui la digitalizzazione offre strumenti di potenziamento: la sfida a questo punto è saper convivere produttivamente con questa “realtà aumentata”, sfruttandone tutto il prodigioso potenziale, superando le nostre “disabilità” con “protesi” avveniristiche che diventano tali a patto che la nostra conoscenza, la nostra consapevolezza e la nostra volontà si incontrino.
 
E a proposito di consapevolezza e avvenire non può mancare l’attenzione alla parte oscura del digitale: punto il mio cellulare sull’’immagine della parete che introduce al posterLab
 

 
“Digital Transformation” e parte il video futuristico che illustra i temi principali. 
È bene, sin da ora, prendere coscienza di questi rischi che possono diventare pericoli. Se qualcosa ci hanno insegnato le rivoluzioni del passato è che l’incognita delle seduzioni ideologiche ha prodotto derive distruttive, oltre ai vantaggi ricercati. È quindi nostra responsabilità prenderne immediatamente coscienza per approntare le dovute correzioni e rimedi.
Ma come si può fare tutto ciò?
Roberto Poli mi viene in soccorso affrontando un tema che mi sta particolarmente a cuore: la didattica nelle scuole, il luogo dove si allena lo spirito critico degli uomini e delle donne di domani. Mi sono sempre domandata come fosse possibile che noi formatori avessimo messo a punto metodologie, che anche in tempi in cui non si parlava di digitale, puntavano a rendere i partecipanti protagonisti attivi dell’apprendimento utilizzando strumenti che permettessero loro di mettersi in gioco, portare istanze e contributi, mentre la scuola continuava a proporre vecchi schemi in cui i discenti erano considerati poco più che contenitori vuoti da riempire con saperi.
Con sollievo apprendo che l’interrogativo se lo stanno ponendo alche altri e che il lavoro che ci attende per riorganizzare il mondo dell’istruzione è ciclopico. Nessuna tecnologia da sola sarà in grado di trasformare la formazione se non cambierà la pedagogia, il ruolo degli insegnanti, la riorganizzazione dei processi e il ruolo degli studenti. Gratificata da questo briciolo di conferma rispetto alle mie domande inseguo il professore Poli titolare, non a caso, di una cattedra Unesco sui sistemi anticipanti. Lo accompagno insieme ad un gruppo di persone desiderose di continuare la discussione… ed è già arrivata l’ora di pranzo.
 

 
Ci sarà ancora il pomeriggio in cui mi aspetta l’intervento curato dall’Agenzia delle Entrate con la partecipazione di Aldo Cazzullo. Scoprire come un ente pubblico si sta districando tra le nuove esigenze formative, la trasformazione digitale e le sue peculiarità scardina alcune convinzioni, non sempre benevole, che gravano nell’immaginario dei più. Aldo Cazzullo chiosa gli interventi con un elogio al cambiamento visto dal punto di vista delle donne che in poco più di 40 hanno ottenuto il riconoscimento di diritti che le stanno portando ad essere sempre più nelle organizzazioni, dando un contributo prezioso, segno che il cambiamento può donare semi di fertilità e ricchezza. Con questo messaggio di speranza si concludono i lavori ed è arrivato il momento di salutarsi.
 
Tutto lo staff di skilla si raduna e scattano le foto per immortalare un altro indiscutibile successo. Ci affrettiamo ad impossessarci delle nostre piantine per portarci a casa un pezzetto di questi due giorni intensi. Già il tamtam di Linkedin e di Twitter scatena i suoi post e suoi cinguettii: la tecnologia immortala, condivide e genera nuovi legami. Direi proprio: “missione compiuta”.
 

 
 
 
Lucia Demartini
HR Specialist, Counselor, Web&Seo Copywriter




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