Approfondimenti

Criss-crossing landscape: una metafora per l’apprendimento

Un tempo il successo delle organizzazioni era determinato dalla loro capacità di definire rigide procedure e applicarle adeguatamente all’esperienza quotidiana. Questo oggi non è più sufficiente: in ogni settore, infatti, abbiamo a che fare con realtà complesse e difficilmente prevedibili, dove non è detto che ciò che ha funzionato in passato continui a funzionare oggi o in futuro. Principi e procedure sono necessari, ma non bastano: non sempre ciò che accade è riconducibile a schemi precostituiti e non sempre i problemi si risolvono con l’applicazione di protocolli. Se è così, allora quali competenze sono richieste oggi agli individui e alle organizzazioni per continuare ad esistere e per crescere? Una risposta interessante viene dalla Cognitive Flexibility Theory (CFT, anche su Twitter al profilo @CognitiveFlex), sviluppata da Rand J. Spiro. Secondo Spiro ciò che è necessario possedere per affrontare le nuove sfide è la “flessibilità cognitiva”, che si declina in:

  • abilità di fronteggiare la complessità, senza cedere al rischio di smarrimento e confusione
  • abilità di transfer, ovvero di combinare e impiegare le conoscenze acquisite e le molteplici informazioni raccolte da varie fonti per risolvere, in maniera adattiva, i problemi sempre nuovi e inattesi posti dalla situazione nella quale ci si trova ad operare.

La flessibilità cognitiva è dunque una meta-competenza indispensabile, la cui promozione, secondo la CFT, ruota intorno alla metafora del criss-crossing landscape, traducibile come attraversamento e riattraversamento degli stessi contenuti di conoscenza in modo non lineare, ritornando più volte sullo stesso luogo del “paesaggio concettuale”, ma seguendo strade diverse. Fuor di metafora, ciò significa allestire ambienti di apprendimento capaci di integrare molteplici risorse, diverse le une dalle altre per tipologia di linguaggio (rigoroso, umoristico, tecnico-scientifico, narrativo, coinvolgente), portato pedagogico (aggancio all’esperienza concreta, riflessione sul proprio vissuto, autoconsapevolezza e miglioramento personale), modalità di fruizione (autoformazione, formazione guidata, in aula o in piattaforma e-learning, nella intranet aziendale) e, intelligenza stimolata (area cognitiva, area emotiva). Sarà così possibile offrire al discente la possibilità di tornare sullo stesso argomento più volte e di maturare, ad ogni ulteriore “passaggio”, nuove visioni e nuove intuizioni. Dal punto di vista didattico, rivisitare gli stessi contenuti, in contesti variamente arrangiati e da differenti prospettive, lungi dall’essere una mera ripetizione, è invece essenziale per abituarsi a guardare le cose da più punti di vista e sviluppare così la citata flessibilità cognitiva.

Paolo Giordani

Scritto da: Paolo Giordani il 13 Novembre 2013

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