Approfondimenti

Apprendimento mobile senza soluzione di continuità negli spazi ibridi

All’interno del filone Learning di Exploring the Future abbiamo avuto il piacere di ascoltare l’intervento del Prof. Guglielmo Trentin, dirigente di ricerca all’Istituto Tecnologie Didattiche del CNR, intitolato: Apprendimento mobile senza soluzione di continuità negli spazi ibridi. Questo breve articolo vuole offrire alcune riflessioni a partire dalla Lectio del Prof. Trentin.

Tutto nasce da un problema

In questo ultimo anno, tutti abbiamo provato cosa significa non poter intrattenere con gli altri il modo di relazione a cui eravamo abituati. Tutti abbiamo partecipato a riunioni a distanza, bambini e ragazzi sono andati a lezione a distanza, abbiamo festeggiato lauree e compleanni a distanza. Lo abbiamo fatto perché era necessario e perché in cuor nostro speravamo fosse tutto passeggero: «dai che poi facciamo una festa vera!».

Eppure, anche se un mondo intero si è trovato all’improvviso a dover cambiare il modo di relazionarsi, ci sono persone – bambini, ragazzi, adulti – che questa esperienza la vivono sempre e da sempre. Come è riportato nell’home page del sito dedicato al progetto TRIS

Gravi patologie croniche costringono molti studenti a lunghe assenze da scuola (a volte permanenti), che, oltre a impedire la normale partecipazione alle lezioni, provocano forme di disagio psico-sociale dovute all’interruzione della relazione con i pari.

Il Modello TRIS propone una Classe Ibrida Inclusiva che, con il supporto delle nuove tecnologie, annulla la distanza fra spazio d’aula e spazio domiciliare, attraverso nuove forme di scolarizzazione che non solo garantiscano il diritto allo studio ma anche il coinvolgimento attivo e partecipativo dello studente alle attività della propria classe.[1]

Una riflessione scientifica su nuove forme di apprendimento e socializzazione, nel rispetto dell’interezza della persona, era da tempo necessaria; con l’attuale pandemia di Covid-19 lo abbiamo capito tutti. Nel raccontare al pubblico di Exploring the Future l’esperienza del progetto TRIS, il prof. Trentin ha detto: «come si sono sentiti gli studenti che hanno partecipato al progetto TRIS? Hanno raccontato di aver avuto la percezione di Esser-ci». Spero che il prof. Trentin mi perdonerà se non riporto le sue esatte parole: ho ricostruito la frase dai miei appunti e ho scritto Esser-ci volutamente, ma il perché lo vedremo dopo. Quindi il progetto TRIS è nato per risolvere un problema, un problema che fino ad ora riguardava alcuni, ma che ora possiamo percepire tutti come nostro. Ma se la soluzione di un problema fosse in realtà una proposta per il futuro?[2]

Non solo soluzione, ma proposta

Quello che il Prof. Trentin ha raccontato al pubblico non è semplicemente il tentativo di fare un uso strumentale di determinate conoscenze volto al soddisfacimento di una necessità sia essa momentanea o permanente. Gli studi che sostengono il progetto TRIS offrono infatti delle potenzialità atte a valorizzare la formazione in generale perché introducono, tra le altre cose, forme di apprendimento fluido e trasversale.

Certe scelte “contingenti” legate agli strumenti, ai luoghi e alle modalità di apprendimento si rivelano tutt’altro che contingenti, ma anzi danno spazio a quello che viene definito seamless learning.

Cosa significa seamless learning?

Letteralmente: apprendimento continuo.
Nello specifico, secondo quanto sistematizzato da Lung-Hsiang Wong:

Uno stile di apprendimento in cui uno studente può apprendere in vari scenari, passando da uno scenario o contesto (come apprendimento formale e informale, apprendimento personale e sociale, ecc.) ad un altro facilmente e rapidamente, con il proprio device come mediatore.[3]

Le caratteristiche descritte da Wong per rendere maggiormente tangibile questo concetto sono:

  • (MSL1) Abbracciare l’apprendimento formale e informale
  • (MSL2) Abbracciare l’apprendimento personalizzato e sociale
  • (MSL3) Imparare nel corso del tempo
  • (MSL4) Imparare muovendosi nello spazio
  • (MSL5) Accesso costante alla conoscenza
  • (MSL6) Abbracciare il mondo fisico e quello digitale
  • (MSL7) Utilizzo combinato di più tipi di dispositivi (incluse tecnologie “non mobili” come computer desktop, lavagne interattive)
  • (MSL8) Passaggio rapido e senza interruzioni tra più attività di apprendimento
  • (MSL9) Sintesi delle conoscenze (conoscenze pregresse e nuove nonché molteplici livelli di pensiero, competenze e/o apprendimento multidisciplinare)
  • (MSL10) Abbracciare più modelli pedagogici o più tipologie di attività di apprendimento (facilitati da insegnanti).[4]

La disponibilità tecnologica di cui godiamo, non è quindi solamente incidentale rispetto alle nostre esperienze di vita, nonché di apprendimento, ma è entrata di diritto nella nostra modalità di essere al mondo.

Perché?

Non si tratta solamente “essere al passo con i tempi” ed essere aggiornati sugli ultimi sviluppi tecnologici, ma comprendere in che modo siamo stati impattati e come possiamo comprenderne a pieno significato e potenzialità.

Trasportare la lezione d’aula in videochiamata non è una forma di insegnamento nuova. Come abbiamo ben compreso dalla Lectio del Prof. Trentin, certamente è necessario conoscere e disporre degli strumenti tecnologici, ma riprodurre vecchie modalità su nuovi supporti non ci rende affatto “innovativi”.

Infatti, il nocciolo sta nel cogliere la radicalità dell’ibridazione tecnologica in termini di modalità d’essere.

In filosofia, è un concetto chiave della fenomenologia quello di “coscienza incarnata” cioè il fatto che l’essere umano, contrariamente a come lo si è rappresentato, non sia scisso in una parte “cosciente” ed in una “materiale”; il mio corpo non è il mio contenitore, il mio corpo sono io e io sono sempre e comunque in un corpo che occupa ed è inserito in uno spazio.

Secondo alcuni modelli teorici presentati dal Prof. Trentin, tra cui quello di De Souza e Silva, i dispositivi tecnologici (in particolare mobile) sono entrati nella nostra dinamica di incorporazione, sono parte cioè del nostro modo di essere in uno spazio perché ci traghettano costantemente in altri “infiniti” spazi, in altri “infiniti” contesti, in una assoluta continuità che, salvo situazioni patologiche, non ci rende “schizofrenici”, ma è parte di una nuova naturalità.

Ecco perché ho ritenuto utile scrivere “Esser-ci” perché è un concetto Heideggeriano che fa riferimento all’uomo in quanto necessariamente allocato. Che i partecipanti al progetto TRIS abbiano avuto la percezione di esser-ci ci dà la misura di come certe forme di apprendimento possano valorizzare, più di altre, l’umano, soprattutto se l’umano è immerso in un mondo nuovo.

Il Prof. Trentin ha infatti puntualizzato come gli spazi ibridi non siano semplicemente un mix di reale e digitale, ma una vera e propria fusione dovuta al fatto che la nostra esperienza del mondo non sia statica, ma in continuo movimento, un movimento che oggi non è più meramente “da qui a lì” bensì un movimento complesso, interconnesso, tra diversi contesti e diversi luoghi (non tutti solamente fisici).

Cercare di comprendere il nostro nuovo modo di essere al mondo ci consente di offrire soluzioni formative che valorizzino la nostra umanità, nelle forme in cui questa umanità si sostanzia.

Nuovi problemi, nuove soluzioni

Abbracciare queste teorie allo scopo di favorire le dinamiche di apprendimento che più valorizzano la complessità dell’umano pone indubbiamente qualche perplessità, come ad esempio “Come possiamo, però, dare una valutazione a modalità di apprendimento così fluide?”.

Ecco, vorrei concludere cogliendo l’invito a riflettere sulle nuove eventuali sfide che si apriranno, anche in termini di forme di valutazione seamless.

L’invito è ai prossimi appuntamenti di Exploring the Future.


Se non sei riuscito a partecipare all’evento completo potrai vederne l’abstract nel seguente video

[1] https://www.progetto-tris.it

[2] In realtà, quello che dice Hegel della filosofia, cioè che è come la nottola di Minerva, riflette sul reale, quindi su ciò che (già) è, potrebbe dirsi vero anche in questo caso: già apprendiamo in questo (questi) modo (modi), ma una riflessione strutturata ci consente di prenderne atto e di favorirne lo sviluppo.

[3] L. Wong, A learner-centric view of mobile seamless learning in British Journal of Educational Technology Vol 43 No 1 2012

[4] Ivi

Scritto da: Federica Pancotti il 23 Settembre 2021

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